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camminArte - tappa03

ven 21 Mag 2010

Lettore di cinquant’anni, com’è fatto un fiordaliso? Lettore di vent’anni, com’è fatto un fiordaliso?

Io che sono nell’arco dei venti, sapevo che è un fiore azzurro, ma molto più in là non andavo. Probabilmente chi ha  cinquanta anni o più ne ha incontrati tanti nei campi, ma a pensarci bene, il profilo dell’ultimo fiore azzurro che ha visto fare capolino tra il grano si confonde nella memoria, perché è passato tanto tempo.

 

Una volta si trovavano fiordalisi in tutti i campi di cereali, insieme ai papaveri rossi. I papaveri sono sopravvissuti ai diserbanti e oggi quasi tutti sanno come sono fatti, rosso intenso che tinge i petali delicati, l’occhio nero alla base.

Proprio nella cascina che ci ha accolto questa notte, qualche anno fa, ha avuto inizio un lavoro di ripopolamento di fiordalisi e la signora che l’ha iniziato ci raccontava come a volte arrivi una telefonata che avverte di un nuovo avvistamento… nell’aiuola in mezzo a una rotonda o sul ciglio di una strada… e ogni fiore è una piccola conquista.
Siamo ripartiti da Cassinetta di Lugagnano ed è iniziato il percorso lungo il Naviglio, l’asfalto ci sputa addosso un sacco di calore, ma almeno siamo su un percorso senza auto, una pista ciclabile; le macchine sfrecciano sulla sponda opposta del canale. Oggi è il giorno della musica e dei bambini.

Andrea percuote una lastra di metallo sottile (che con mio disappunto perderà, l’avevo trovata io, deve essere nata come coperchio di una scatola di biscotti, poi un camion deve esserle passato sopra ed ora è piatta, cangiante, con una bella immagine di una barca in mare) l’ho affidata ad Andrea che sa dare ritmo al cammino con qualunque oggetto si trovi tra le mani. La musica scandisce i nostri passi e ad un certo punto inizia un vero concerto: accaldati, ci siamo fermati in un bar sulle sponde del Naviglio, ci sono dentro tante chitarre, cosa potrebbe andare meglio per il nostro musicista, un pezzo tira l’altro e la pausa si allunga. A un certo punto bisogna andare, ci aspettano a Gaggiano, al bosco dei cento passi.

Chi ci aspetta è una scuola materna, che ci accoglie festosa e assalta Claudio appena estrae i colori dal suo piccolissimo zaino, riempito solo dell’essenziale… per dipingere. Inizia una sessione di ritrattistica a tempo di record, una specialità del nostro Claudio, che in pochi minuti riesce a tracciare linee che riprendono i tratti somatici, ma raccontano qualcosa di più, sembrano vivi. Non sempre il risultato è l’immagine che ci aspettiamo di vedere, spesso emergono aspetti nascosti delle persone.

Io mi stacco dal gruppo per partecipare al seminario FareWork e poi li raggiungo: a casa dell’artista, alla Comuna Baires.  

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